sabato 7 febbraio 2009
Guido Vetere
Testamento biologico
GUIDO VETERE
07/02/09
Uno spermatozoo entra in un ovulo e vi immette il suo dna. Ciò che ne risulta si chiama zigote, e tramite un processo di duplicazione cellulare detto mitosi, in poco tempo lo zigote assumerà dimensioni e forma tali da meritare il titolo di embrione. Dopo circa tre mesi l'embrione avrà sviluppato le caratteristiche morfologiche della specie umana, e si chiamerà feto. Dopo qualche altro mese il feto uscirà dall'utero materno, e sarà detto bambino. Il bambino imparerà a riconoscere il mondo esterno, inizierà a sviluppare una coscienza, verso i due anni parlerà, imparerà molte cose anche complesse, poi andrà a scuola, inizierà ad interagire con gli altri in modo autonomo, acquisire credenze e orientamenti propri, e se tutto il suo apprendistato andrà a buon fine, un giorno da quello spermatozoo e quell'ovulo avremo un essere umano pienamente dotato di volontà, coscienza, memoria, convincimenti.
Tra ciò che è presente alla coscienza di questo essere c'è un complesso di eventi che esso chiamerà 'la mia vita'. Per duri e talvolta misteriosi che ne siano gli eventi, in genere l'essere umano sviluppa una nozione di possesso e controllo nei confronti di tale complesso, tanto che si dice: 'decidere cosa fare della propria vita'. Ma l'essere potrà anche credere che 'la propria vita' non gli appartenga in tutto, e che esista un ente terzo il quale debba regolare alcune decisioni riguardo ad essa, in particolare relative a momenti critici come la malattia e la morte. Nei regimi non teocratici, tuttavia, l'essere è libero di credere che questo ente terzo non vi sia o non debba essere coinvolto nelle sue faccende a questo livello. E comunque, chi volesse autodeterminarsi vorrebbe vedersi riconosciuto il diritto elementare di stabilire alcune condizioni per la propria permanenza in vita.
In questi giorni di marasma mediatico, legislativo e perfino istituzionale sull'argomento molte persone stanno pubblicando su Youtube il proprio testamento biologico. Probabilmente non servirà se non come testimonianza. Ma voglio imitarli proprio in questo, affidando a questo blog le mie volontà. Niente di particolarmente intimo, come si vedrà. In caso di perdita di coscienza, non voglio essere curato né alimentato né comunque tenuto in vita se non c'è una ragionevole attesa che io possa guarire, e voglio che tale ragionevolezza sia valutata dagli esseri ragionevoli di cui ho contribuito a generare la vita o dai quali l'ho ricevuta. Molto semplice, no?
GUIDO VETERE
07/02/09
Uno spermatozoo entra in un ovulo e vi immette il suo dna. Ciò che ne risulta si chiama zigote, e tramite un processo di duplicazione cellulare detto mitosi, in poco tempo lo zigote assumerà dimensioni e forma tali da meritare il titolo di embrione. Dopo circa tre mesi l'embrione avrà sviluppato le caratteristiche morfologiche della specie umana, e si chiamerà feto. Dopo qualche altro mese il feto uscirà dall'utero materno, e sarà detto bambino. Il bambino imparerà a riconoscere il mondo esterno, inizierà a sviluppare una coscienza, verso i due anni parlerà, imparerà molte cose anche complesse, poi andrà a scuola, inizierà ad interagire con gli altri in modo autonomo, acquisire credenze e orientamenti propri, e se tutto il suo apprendistato andrà a buon fine, un giorno da quello spermatozoo e quell'ovulo avremo un essere umano pienamente dotato di volontà, coscienza, memoria, convincimenti.
Tra ciò che è presente alla coscienza di questo essere c'è un complesso di eventi che esso chiamerà 'la mia vita'. Per duri e talvolta misteriosi che ne siano gli eventi, in genere l'essere umano sviluppa una nozione di possesso e controllo nei confronti di tale complesso, tanto che si dice: 'decidere cosa fare della propria vita'. Ma l'essere potrà anche credere che 'la propria vita' non gli appartenga in tutto, e che esista un ente terzo il quale debba regolare alcune decisioni riguardo ad essa, in particolare relative a momenti critici come la malattia e la morte. Nei regimi non teocratici, tuttavia, l'essere è libero di credere che questo ente terzo non vi sia o non debba essere coinvolto nelle sue faccende a questo livello. E comunque, chi volesse autodeterminarsi vorrebbe vedersi riconosciuto il diritto elementare di stabilire alcune condizioni per la propria permanenza in vita.
In questi giorni di marasma mediatico, legislativo e perfino istituzionale sull'argomento molte persone stanno pubblicando su Youtube il proprio testamento biologico. Probabilmente non servirà se non come testimonianza. Ma voglio imitarli proprio in questo, affidando a questo blog le mie volontà. Niente di particolarmente intimo, come si vedrà. In caso di perdita di coscienza, non voglio essere curato né alimentato né comunque tenuto in vita se non c'è una ragionevole attesa che io possa guarire, e voglio che tale ragionevolezza sia valutata dagli esseri ragionevoli di cui ho contribuito a generare la vita o dai quali l'ho ricevuta. Molto semplice, no?
venerdì 6 febbraio 2009
Alessandro Nardone
Premesso che:
Credo nel valore inalienabile della vita e nella strenua difesa di essa, in nome di Dio, della mia famiglia, delle persone che amo e della comunità in cui vivo. Credo nella fede e nella speranza, nella forza che sappiamo trarne nelle situazioni più difficili, anche quelle apparentemente insormontabili. Credo, altresì, nel sacrificio, sia pur estremo, affinchè le persone a me care non siano costrette a rinunciare, di fatto, al loro vivere quotidiano per accudirmi ed affinchè, persone effettivamente bisognose, abbiano la possibilità di riprendersi la loro vita.
Io, sottoscritto, Alessandro Nardone, nato a Cassino (FR) il 3 maggio 1976 e residente a Como, nel pieno delle mie facoltà mentali ed in totale libertà di scelta, dispongo che, in caso di lesione cerebrale invalidante ed irreversibile, ogni trattamento terapeutico o di sostegno (compresa l’alimentazione) dovrà cessare entro e non oltre il termine perentorio costituito dalla ventiquattresima settimana a partire dall’inizio delle cure. Autorizzo, inoltre, la donazione dei miei organi per trapianti.
In fede.
Alessandro NARDONE
Credo nel valore inalienabile della vita e nella strenua difesa di essa, in nome di Dio, della mia famiglia, delle persone che amo e della comunità in cui vivo. Credo nella fede e nella speranza, nella forza che sappiamo trarne nelle situazioni più difficili, anche quelle apparentemente insormontabili. Credo, altresì, nel sacrificio, sia pur estremo, affinchè le persone a me care non siano costrette a rinunciare, di fatto, al loro vivere quotidiano per accudirmi ed affinchè, persone effettivamente bisognose, abbiano la possibilità di riprendersi la loro vita.
Io, sottoscritto, Alessandro Nardone, nato a Cassino (FR) il 3 maggio 1976 e residente a Como, nel pieno delle mie facoltà mentali ed in totale libertà di scelta, dispongo che, in caso di lesione cerebrale invalidante ed irreversibile, ogni trattamento terapeutico o di sostegno (compresa l’alimentazione) dovrà cessare entro e non oltre il termine perentorio costituito dalla ventiquattresima settimana a partire dall’inizio delle cure. Autorizzo, inoltre, la donazione dei miei organi per trapianti.
In fede.
Alessandro NARDONE
martedì 3 febbraio 2009
Marco Cattaneo
Roma, 3 febbraio 2009
Io sottoscritto Marco Cattaneo, nato a Milano il 20 dicembre 1963, nella pienezza delle mie facoltà fisiche e mentali, dispongo quanto segue.
Qualora fossi affetto:da una malattia allo stadio terminale,da una malattia o una lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile,da una malattia implicante l’uso permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi una normale vita di relazione,non voglio più essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico.
Nelle predette ipotesi:qualora io soffra gravemente dispongo che si provveda ad opportuno trattamento analgesico pur consapevole che possa affrettare la fine della mia esistenza;qualora non fossi più in grado di assumere cibo o bevande, rifiuto di essere sottoposto a idratazione o alimentazione artificiale;qualora fossi anche affetto da malattie intercorrenti (come infezioni respiratorie e urinarie, emorragie, disturbi cardiaci e renali) che potrebbero abbreviare la mia vita, rifiuto qualsiasi trattamento terapeutico attivo, in particolare antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi.
Sempre nelle predette ipotesi:Rifiuto qualsiasi forma di continuazione dell’esistenza dipendente da macchine.
Detto inoltre le seguenti disposizioni:non richiedo alcuna assistenza religiosa;il mio corpo può essere donato per trapianti;il mio corpo può essere utilizzato per scopi scientifici e didattici.
Lo scopo principale di questo mio documento è di salvaguardare la dignità della mia persona, riaffermando il mio diritto di scegliere fra le diverse possibilità di cura disponibili ed eventualmente anche rifiutarle tutte, diritto che deve essere garantito anche quando avessi perduto la mia possibilità di esprimermi in merito.E questo al fine di evitare l’applicazione di terapie che non avessero altro scopo di prolungare la mia esistenza in uno stato vegetativo o incosciente e di ritardare il sopravvenire della morte.
Io sottoscritto Marco Cattaneo, nato a Milano il 20 dicembre 1963, nella pienezza delle mie facoltà fisiche e mentali, dispongo quanto segue.
Qualora fossi affetto:da una malattia allo stadio terminale,da una malattia o una lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile,da una malattia implicante l’uso permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi una normale vita di relazione,non voglio più essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico.
Nelle predette ipotesi:qualora io soffra gravemente dispongo che si provveda ad opportuno trattamento analgesico pur consapevole che possa affrettare la fine della mia esistenza;qualora non fossi più in grado di assumere cibo o bevande, rifiuto di essere sottoposto a idratazione o alimentazione artificiale;qualora fossi anche affetto da malattie intercorrenti (come infezioni respiratorie e urinarie, emorragie, disturbi cardiaci e renali) che potrebbero abbreviare la mia vita, rifiuto qualsiasi trattamento terapeutico attivo, in particolare antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi.
Sempre nelle predette ipotesi:Rifiuto qualsiasi forma di continuazione dell’esistenza dipendente da macchine.
Detto inoltre le seguenti disposizioni:non richiedo alcuna assistenza religiosa;il mio corpo può essere donato per trapianti;il mio corpo può essere utilizzato per scopi scientifici e didattici.
Lo scopo principale di questo mio documento è di salvaguardare la dignità della mia persona, riaffermando il mio diritto di scegliere fra le diverse possibilità di cura disponibili ed eventualmente anche rifiutarle tutte, diritto che deve essere garantito anche quando avessi perduto la mia possibilità di esprimermi in merito.E questo al fine di evitare l’applicazione di terapie che non avessero altro scopo di prolungare la mia esistenza in uno stato vegetativo o incosciente e di ritardare il sopravvenire della morte.
venerdì 5 dicembre 2008
venerdì 31 ottobre 2008
Giuliano Ferrara
Ferrara: Ecco il mio testamento biologico
Giuliano Ferrara Venerdì 31 Ottobre 2008
L’arcitaliano
Se me lo chiede la direzione del giornale, contratto alla mano, allora il mio testamento biologico lo scrivo senza problemi di pudore o di superstizione. Il punto di partenza è che non voglio essere aiutato a morire in vita, spero invece di essere aiutato a vivere la mia morte. Spero mi si abbandoni alla mia libertà di morire, alleviando per quanto possibile la sofferenza che precede la morte e legittima la vita. Se lo mettano bene in testa quelle strane persone, Corrado Augias & C, che girano nelle loro rubriche con degli strani kit pieni di veleni appositi, facendo finta di essere europei e protestanti, atei e materialisti, mascherando umane paure e ridicole ideologie nulliste sotto le sembianze di una procedura baciata dal vento del progresso e della consapevolezza scientifica.
Non voglio il suicidio assistito, non voglio la loro assistenza. Se impazzisco di disperazione, ci penso da solo a fottermi. Aiuto a morire i miei animali che non sanno di morire sebbene sentano la fine. Io invece sento e so, dunque sto con il poeta Vincenzo Cardarelli che voleva morire, sì, ma non essere aggredito dalla morte.
Spero di essere circondato da persone che mi amano. Questa è la cura di cui non avrei mai abbastanza. Questo conforto dell’umanità è il sostituto di quel riposo in Dio che mi spetta e non mi spetta, in quanto non credente. Che amino me o, attraverso di me, l’immagine divina restituita da un essere umano, non fa una grande differenza. Anzi: alla fine, verso la fine, è la stessa cosa.
Qualcuno dirà: non fare il furbo. Parlaci in modo asciutto del fine vita. Spiega la procedura che solleciti sia messa in opera alle strutture sanitarie e dicci quali norme sono quelle giuste secondo te, parla la lingua del sanitariese. Ma io non posso. Spiegherò bene ora che cosa intendo come mia ultima volontà, renderò omaggio al narcisismo di un’epoca in cui anche il testamento non riguarda più gli eredi ma il trapassato stesso e il suo trapasso, ma non credo esista il fine vita: esiste il morire. Non esiste il fine cura: esiste l’abbandono disperato, la fine dell’amore, il rifiuto della carità per abbondanza ideologica.
Se finisco in coma, vi prego di lasciarmi così come sto, come Nino Andreatta e Ariel Sharon, come Eluana Englaro. Se vi sarà difficile curarmi, se sarete assaliti dalla disperazione, disidratatemi pure, affamatemi, non ve ne vorrò, perché è una prova dura, e non sono lì con voi a cercare di superarla insieme, quindi non accampo diritti assoluti. Ci sono, e non ci sono. Ci siete, e non ci siete. Ma non fate stupide leggi, e feroci, che prescrivano di disidratare e affamare la gente che dorme pesante, limitatevi se del caso a un comportamento socialmente egoistico, senza farne un chiavistello per affermare una concezione non cristiana della vita e della cura, aprendo la porta al Diavolo con il grimaldello della norma. Finché c’è qualche buon cristiano che mi porta un bicchier d’acqua, lasciatelo venire.
Le cure, le macchine, la vita artificiale… Decidete voi a spanne, con senso di umanità, che è qualcosa di diverso dall’astrattezza della giustizia. Decidete voi. A me la vita artificiale non piace, anzi mi spaventa, ma se devo fissare qui una volontà so che sarà menzognera, so di non sapere quanto attaccato alla vita potrei essere in futuro. Ascoltate quel che ho da dirvi, ed eseguitelo con compassione, se avrò la coscienza e le facoltà di comunicare con voi.
Lasciatemi riposare in pace per sempre se ve lo chiederò, quando sia un ritrovato tecnico a impedirlo, e io non voglia ricorrervi. Ma non prendetemi a esempio per fare le leggi, non mandatemi in onda, non affidatemi a un partito politico, non stabilite norme di cui la società potrebbe pentirsi quando, così raramente, alza gli occhi al cielo. l
Giuliano Ferrara Venerdì 31 Ottobre 2008
L’arcitaliano
Se me lo chiede la direzione del giornale, contratto alla mano, allora il mio testamento biologico lo scrivo senza problemi di pudore o di superstizione. Il punto di partenza è che non voglio essere aiutato a morire in vita, spero invece di essere aiutato a vivere la mia morte. Spero mi si abbandoni alla mia libertà di morire, alleviando per quanto possibile la sofferenza che precede la morte e legittima la vita. Se lo mettano bene in testa quelle strane persone, Corrado Augias & C, che girano nelle loro rubriche con degli strani kit pieni di veleni appositi, facendo finta di essere europei e protestanti, atei e materialisti, mascherando umane paure e ridicole ideologie nulliste sotto le sembianze di una procedura baciata dal vento del progresso e della consapevolezza scientifica.
Non voglio il suicidio assistito, non voglio la loro assistenza. Se impazzisco di disperazione, ci penso da solo a fottermi. Aiuto a morire i miei animali che non sanno di morire sebbene sentano la fine. Io invece sento e so, dunque sto con il poeta Vincenzo Cardarelli che voleva morire, sì, ma non essere aggredito dalla morte.
Spero di essere circondato da persone che mi amano. Questa è la cura di cui non avrei mai abbastanza. Questo conforto dell’umanità è il sostituto di quel riposo in Dio che mi spetta e non mi spetta, in quanto non credente. Che amino me o, attraverso di me, l’immagine divina restituita da un essere umano, non fa una grande differenza. Anzi: alla fine, verso la fine, è la stessa cosa.
Qualcuno dirà: non fare il furbo. Parlaci in modo asciutto del fine vita. Spiega la procedura che solleciti sia messa in opera alle strutture sanitarie e dicci quali norme sono quelle giuste secondo te, parla la lingua del sanitariese. Ma io non posso. Spiegherò bene ora che cosa intendo come mia ultima volontà, renderò omaggio al narcisismo di un’epoca in cui anche il testamento non riguarda più gli eredi ma il trapassato stesso e il suo trapasso, ma non credo esista il fine vita: esiste il morire. Non esiste il fine cura: esiste l’abbandono disperato, la fine dell’amore, il rifiuto della carità per abbondanza ideologica.
Se finisco in coma, vi prego di lasciarmi così come sto, come Nino Andreatta e Ariel Sharon, come Eluana Englaro. Se vi sarà difficile curarmi, se sarete assaliti dalla disperazione, disidratatemi pure, affamatemi, non ve ne vorrò, perché è una prova dura, e non sono lì con voi a cercare di superarla insieme, quindi non accampo diritti assoluti. Ci sono, e non ci sono. Ci siete, e non ci siete. Ma non fate stupide leggi, e feroci, che prescrivano di disidratare e affamare la gente che dorme pesante, limitatevi se del caso a un comportamento socialmente egoistico, senza farne un chiavistello per affermare una concezione non cristiana della vita e della cura, aprendo la porta al Diavolo con il grimaldello della norma. Finché c’è qualche buon cristiano che mi porta un bicchier d’acqua, lasciatelo venire.
Le cure, le macchine, la vita artificiale… Decidete voi a spanne, con senso di umanità, che è qualcosa di diverso dall’astrattezza della giustizia. Decidete voi. A me la vita artificiale non piace, anzi mi spaventa, ma se devo fissare qui una volontà so che sarà menzognera, so di non sapere quanto attaccato alla vita potrei essere in futuro. Ascoltate quel che ho da dirvi, ed eseguitelo con compassione, se avrò la coscienza e le facoltà di comunicare con voi.
Lasciatemi riposare in pace per sempre se ve lo chiederò, quando sia un ritrovato tecnico a impedirlo, e io non voglia ricorrervi. Ma non prendetemi a esempio per fare le leggi, non mandatemi in onda, non affidatemi a un partito politico, non stabilite norme di cui la società potrebbe pentirsi quando, così raramente, alza gli occhi al cielo. l
mercoledì 10 settembre 2008
Cesare Scoccimarro
Il testamento biologico di Cesare Scoccimarro
Cesare, il "malato che vuole vivere", fa testamento biologico
di Cesare Scoccimarro
Vespa lo chiamò nella parte dell'anti-Welby. Scoccimarro, muovendo una palpebra, spiega perchè le direttive anticipate servono anche alla sua lotta. E pubblica il suo "testamento"
Da molti anni combatto per la vita, ma con un limite, quello della dignità. E fondamento della dignità, per me che da 10 anni sono completamente immobile, che posso muovere solo gli occhi, per me che vivo in simbiosi con una macchina che mi fa respirare e una che mi nutre ed idrata, dignità significa poter comunicare, esprimere i miei bisogni, i miei pensieri e le mie emozioni. Su questa logica poggia la mia decisione di redigere le mie Direttive Anticipate, che recitano: "Io sottoscritto Cesare Scoccimarro, sono affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica in stato avanzato e inguaribile. [...] Consapevole che la malattia potrà ulteriormente evolvere compromettendo anche la muscolatura oculare, DESIDERO, nel caso non potessi più in alcun modo comunicare con il mondo esterno ed esprimere pertanto le mie volontà che venga interrotta la ventilazione meccanica previa sadazione per evitare inutile sofferenza".
Sono, dunque, assolutamente favorevole alle Direttive Anticipate, purché vengano intese come uno strumento all'interno di un complesso sistema composto prima di tutto dall'informazione e consapevolezza (sulla propria malattia, sui rischi di un eventuale intervento chirurgico, su cosa significa, a fronte di un trauma o di una trombosi, essere in Stato Vegetativo Persistente, ecc).
L'ignoranza è sempre una pessima guida, e ritengo che, nel mare magnum del dibattito su Testamento Biologico, Eutanasia, Sospensione delle cure, ecc, purtroppo molte opinioni siano dettate da una profonda ignoranza sul tema. All'informazione va aggiunta l'importanza della reale alleanza terapeutica tra medico, e paziente; e non da ultimo ritengo fondamentale la condivisione (che non significa accettazione) di eventuali scelte con la propria famiglia.
Detto ciò, va forse meglio precisato ai cittadini Italiani che eventuali Direttive Anticipate vanno interpretate come un'opportunità, non come un'obbligo (al pari del Divorzio, per intenderci), e che, in ogni momento, esse possono essere modificate - purché coscientemente e consapevolmente - mentre rappresentano la volontà espressa dal pensiero lucido qualora la lucidità dovesse abbandonarci.
Addirittura proporrei che ciascuno potesse inserire le proprie Direttive Anticipate nella Carta Regionale dei Servizi, che conterrà i nostri dati, la nostra storia clinica e le nostre decisioni di fine vita.
O preferiamo che della nostra vita decida il primo medico di pronto soccorso, che neppure ci conosce? A questo proposito riporto i numerosissimi casi di pazienti SLA giunti in ospedale in insufficienza respiratoria acuta che sono stati intubati contro la loro volontà o fatti morire quando avrebbero voluto essere intubati....
Ecco un altro tema interessante, Sacralità della vita e decisioni di fine vita, che vengono spesso assunte come dicotomiche, ma non lo sono affatto, come sostiene anche il pensiero cattolico.
Parlo di me: la Chiesa avrebbe accettato la mia morte come "naturale" se, quando non fossi stato più in grado di deglutire, avessi rifiutato la sonda; non sarebbe stata questa una Direttiva Anticipata che mi avrebbe portato alla morte obbligata?
Tuttavia è accettato ora che io venga nutrito da una sonda, e la mia vita è Sacra.
Ma se io decidessi di staccare questa benedetta sonda (senza la quale sarei morto 10 anni fa), perché ritengo inaccettabile continuare a vivere in queste condizioni, si urlerebbe all'Eutanasia! Ma insomma, se ho potuto decidere 10 anni fa, perché non posso farlo ora? Chi mi esautora? Allora la mia vita 10 anni fa non era così sacra....
Scusate le provocazioni, assolutamente volute, ma rifletto sul fatto che in materie così delicate e personali, non possiamo aspettarci che esistano il bianco e il nero, ma una infinità di toni di grigio. E ciascuno - e non un sacerdote, un giudice, un medico - sceglie il tono che gli è proprio, perché ciò che per me è accettabile può non esserlo per moltissimi altri uomini e viceversa.
E allora vorrei che non si trasformasse il Diritto di vivere con il Dovere di vivere, magari in condizioni di pura sopravvivenza tecnica, oppure in atroci sofferenze, ma che si guardasse all'uomo come espressione di libertà, scelta critica e autodeterminazione.
Ultima considerazione sulla conoscenza, la peggior nemica della sopra menzionata ignoranza, ma la miglior amica della ragionevolezza. Ripeterò finchè avrò energie, e per combattare ogni falsa opinione dogmatica o ideologica, la mia frase "storica": conoscere prima di giudicare, sempre e comunque.
E conoscere significa molto spesso dolore, fatica, sacrificio, ma credo sia l'unica via.
Mercoledì, 10 September, 2008
Cesare, il "malato che vuole vivere", fa testamento biologico
di Cesare Scoccimarro
Vespa lo chiamò nella parte dell'anti-Welby. Scoccimarro, muovendo una palpebra, spiega perchè le direttive anticipate servono anche alla sua lotta. E pubblica il suo "testamento"
Da molti anni combatto per la vita, ma con un limite, quello della dignità. E fondamento della dignità, per me che da 10 anni sono completamente immobile, che posso muovere solo gli occhi, per me che vivo in simbiosi con una macchina che mi fa respirare e una che mi nutre ed idrata, dignità significa poter comunicare, esprimere i miei bisogni, i miei pensieri e le mie emozioni. Su questa logica poggia la mia decisione di redigere le mie Direttive Anticipate, che recitano: "Io sottoscritto Cesare Scoccimarro, sono affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica in stato avanzato e inguaribile. [...] Consapevole che la malattia potrà ulteriormente evolvere compromettendo anche la muscolatura oculare, DESIDERO, nel caso non potessi più in alcun modo comunicare con il mondo esterno ed esprimere pertanto le mie volontà che venga interrotta la ventilazione meccanica previa sadazione per evitare inutile sofferenza".
Sono, dunque, assolutamente favorevole alle Direttive Anticipate, purché vengano intese come uno strumento all'interno di un complesso sistema composto prima di tutto dall'informazione e consapevolezza (sulla propria malattia, sui rischi di un eventuale intervento chirurgico, su cosa significa, a fronte di un trauma o di una trombosi, essere in Stato Vegetativo Persistente, ecc).
L'ignoranza è sempre una pessima guida, e ritengo che, nel mare magnum del dibattito su Testamento Biologico, Eutanasia, Sospensione delle cure, ecc, purtroppo molte opinioni siano dettate da una profonda ignoranza sul tema. All'informazione va aggiunta l'importanza della reale alleanza terapeutica tra medico, e paziente; e non da ultimo ritengo fondamentale la condivisione (che non significa accettazione) di eventuali scelte con la propria famiglia.
Detto ciò, va forse meglio precisato ai cittadini Italiani che eventuali Direttive Anticipate vanno interpretate come un'opportunità, non come un'obbligo (al pari del Divorzio, per intenderci), e che, in ogni momento, esse possono essere modificate - purché coscientemente e consapevolmente - mentre rappresentano la volontà espressa dal pensiero lucido qualora la lucidità dovesse abbandonarci.
Addirittura proporrei che ciascuno potesse inserire le proprie Direttive Anticipate nella Carta Regionale dei Servizi, che conterrà i nostri dati, la nostra storia clinica e le nostre decisioni di fine vita.
O preferiamo che della nostra vita decida il primo medico di pronto soccorso, che neppure ci conosce? A questo proposito riporto i numerosissimi casi di pazienti SLA giunti in ospedale in insufficienza respiratoria acuta che sono stati intubati contro la loro volontà o fatti morire quando avrebbero voluto essere intubati....
Ecco un altro tema interessante, Sacralità della vita e decisioni di fine vita, che vengono spesso assunte come dicotomiche, ma non lo sono affatto, come sostiene anche il pensiero cattolico.
Parlo di me: la Chiesa avrebbe accettato la mia morte come "naturale" se, quando non fossi stato più in grado di deglutire, avessi rifiutato la sonda; non sarebbe stata questa una Direttiva Anticipata che mi avrebbe portato alla morte obbligata?
Tuttavia è accettato ora che io venga nutrito da una sonda, e la mia vita è Sacra.
Ma se io decidessi di staccare questa benedetta sonda (senza la quale sarei morto 10 anni fa), perché ritengo inaccettabile continuare a vivere in queste condizioni, si urlerebbe all'Eutanasia! Ma insomma, se ho potuto decidere 10 anni fa, perché non posso farlo ora? Chi mi esautora? Allora la mia vita 10 anni fa non era così sacra....
Scusate le provocazioni, assolutamente volute, ma rifletto sul fatto che in materie così delicate e personali, non possiamo aspettarci che esistano il bianco e il nero, ma una infinità di toni di grigio. E ciascuno - e non un sacerdote, un giudice, un medico - sceglie il tono che gli è proprio, perché ciò che per me è accettabile può non esserlo per moltissimi altri uomini e viceversa.
E allora vorrei che non si trasformasse il Diritto di vivere con il Dovere di vivere, magari in condizioni di pura sopravvivenza tecnica, oppure in atroci sofferenze, ma che si guardasse all'uomo come espressione di libertà, scelta critica e autodeterminazione.
Ultima considerazione sulla conoscenza, la peggior nemica della sopra menzionata ignoranza, ma la miglior amica della ragionevolezza. Ripeterò finchè avrò energie, e per combattare ogni falsa opinione dogmatica o ideologica, la mia frase "storica": conoscere prima di giudicare, sempre e comunque.
E conoscere significa molto spesso dolore, fatica, sacrificio, ma credo sia l'unica via.
Mercoledì, 10 September, 2008
Iscriviti a:
Post (Atom)