Il testamento biologico di Cesare Scoccimarro
Cesare, il "malato che vuole vivere", fa testamento biologico
di Cesare Scoccimarro
Vespa lo chiamò nella parte dell'anti-Welby. Scoccimarro, muovendo una palpebra, spiega perchè le direttive anticipate servono anche alla sua lotta. E pubblica il suo "testamento"
Da molti anni combatto per la vita, ma con un limite, quello della dignità. E fondamento della dignità, per me che da 10 anni sono completamente immobile, che posso muovere solo gli occhi, per me che vivo in simbiosi con una macchina che mi fa respirare e una che mi nutre ed idrata, dignità significa poter comunicare, esprimere i miei bisogni, i miei pensieri e le mie emozioni. Su questa logica poggia la mia decisione di redigere le mie Direttive Anticipate, che recitano: "Io sottoscritto Cesare Scoccimarro, sono affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica in stato avanzato e inguaribile. [...] Consapevole che la malattia potrà ulteriormente evolvere compromettendo anche la muscolatura oculare, DESIDERO, nel caso non potessi più in alcun modo comunicare con il mondo esterno ed esprimere pertanto le mie volontà che venga interrotta la ventilazione meccanica previa sadazione per evitare inutile sofferenza".
Sono, dunque, assolutamente favorevole alle Direttive Anticipate, purché vengano intese come uno strumento all'interno di un complesso sistema composto prima di tutto dall'informazione e consapevolezza (sulla propria malattia, sui rischi di un eventuale intervento chirurgico, su cosa significa, a fronte di un trauma o di una trombosi, essere in Stato Vegetativo Persistente, ecc).
L'ignoranza è sempre una pessima guida, e ritengo che, nel mare magnum del dibattito su Testamento Biologico, Eutanasia, Sospensione delle cure, ecc, purtroppo molte opinioni siano dettate da una profonda ignoranza sul tema. All'informazione va aggiunta l'importanza della reale alleanza terapeutica tra medico, e paziente; e non da ultimo ritengo fondamentale la condivisione (che non significa accettazione) di eventuali scelte con la propria famiglia.
Detto ciò, va forse meglio precisato ai cittadini Italiani che eventuali Direttive Anticipate vanno interpretate come un'opportunità, non come un'obbligo (al pari del Divorzio, per intenderci), e che, in ogni momento, esse possono essere modificate - purché coscientemente e consapevolmente - mentre rappresentano la volontà espressa dal pensiero lucido qualora la lucidità dovesse abbandonarci.
Addirittura proporrei che ciascuno potesse inserire le proprie Direttive Anticipate nella Carta Regionale dei Servizi, che conterrà i nostri dati, la nostra storia clinica e le nostre decisioni di fine vita.
O preferiamo che della nostra vita decida il primo medico di pronto soccorso, che neppure ci conosce? A questo proposito riporto i numerosissimi casi di pazienti SLA giunti in ospedale in insufficienza respiratoria acuta che sono stati intubati contro la loro volontà o fatti morire quando avrebbero voluto essere intubati....
Ecco un altro tema interessante, Sacralità della vita e decisioni di fine vita, che vengono spesso assunte come dicotomiche, ma non lo sono affatto, come sostiene anche il pensiero cattolico.
Parlo di me: la Chiesa avrebbe accettato la mia morte come "naturale" se, quando non fossi stato più in grado di deglutire, avessi rifiutato la sonda; non sarebbe stata questa una Direttiva Anticipata che mi avrebbe portato alla morte obbligata?
Tuttavia è accettato ora che io venga nutrito da una sonda, e la mia vita è Sacra.
Ma se io decidessi di staccare questa benedetta sonda (senza la quale sarei morto 10 anni fa), perché ritengo inaccettabile continuare a vivere in queste condizioni, si urlerebbe all'Eutanasia! Ma insomma, se ho potuto decidere 10 anni fa, perché non posso farlo ora? Chi mi esautora? Allora la mia vita 10 anni fa non era così sacra....
Scusate le provocazioni, assolutamente volute, ma rifletto sul fatto che in materie così delicate e personali, non possiamo aspettarci che esistano il bianco e il nero, ma una infinità di toni di grigio. E ciascuno - e non un sacerdote, un giudice, un medico - sceglie il tono che gli è proprio, perché ciò che per me è accettabile può non esserlo per moltissimi altri uomini e viceversa.
E allora vorrei che non si trasformasse il Diritto di vivere con il Dovere di vivere, magari in condizioni di pura sopravvivenza tecnica, oppure in atroci sofferenze, ma che si guardasse all'uomo come espressione di libertà, scelta critica e autodeterminazione.
Ultima considerazione sulla conoscenza, la peggior nemica della sopra menzionata ignoranza, ma la miglior amica della ragionevolezza. Ripeterò finchè avrò energie, e per combattare ogni falsa opinione dogmatica o ideologica, la mia frase "storica": conoscere prima di giudicare, sempre e comunque.
E conoscere significa molto spesso dolore, fatica, sacrificio, ma credo sia l'unica via.
Mercoledì, 10 September, 2008
mercoledì 10 settembre 2008
lunedì 8 settembre 2008
Ivano Porpora
lunedì 8 settembre 2008
Il mio testamento biologico
Sono le 9.38 di un lunedì di settembre 2008.
Grazie a Dio non conosco la data esatta, e mi posso pure permettere di non saperla.
Nonostante quanto abbia appena dichiarato, credo di essere nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, per quanto questa frase possa avere un senso compiuto. Per quanto possiamo sottoscriverla a fondo e, senza una sottile sofferenza interiore, credere di non bestemmiare se la sigliamo sotto un “In fede”.
Non conosco la formula del testamento biologico, ma ho trovato quella del sig. Mirci soddisfacente. Quindi la copierò, provvedendo a sostituire dove serve le mie generalità alle sue.
Io sottoscritto Ivano Porpora, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, e nella speranza che quanto scriverò appresso non trovi mai le condizioni per verificarsi, dispongo quanto segue, da eseguirsi nel caso in cui, per incidente o malattia, io cada in stato di coma irreversibile.
Mi piace. Quindi lo convalido. Un piccolo appunto: non ho la speranza che quanto scrivo non succeda. Sto infatti pensando seriamente alla morte, in questo periodo, in un modo che reputo un po' diverso da quello di Billy Cristal in Harry ti presento Sally. E pertanto credo che, quando dovrà succedere, succederà. Non si tratta di fatalismo, per carità. E se siete avvocati con coscienza, come ha coscienza di sicuro mio fratello che avvocato lo è, potrete capirlo. Si tratta di fede. E quando la fede si intromette nelle faccende di vita le scombussola al punto che ti trovi, a volte, a dover usare le stesse espressioni di prima capendo però che non avranno, necessariamente, lo stesso senso di prima.
Torniamo al testamento: eravamo a 'irreversibile'.
Non sono mai stato un amante della scienza medica, e avendo lavorato a lungo negli ospedali – o, meglio, avendo avuto a che fare con gli ospedali da esterno – ho avuto modo di convertire questo sottile non-amore in una sorta di paura.
Resta però che esiste un'altra scienza, parallela, così come esistono avvocati paralleli e una Chiesa parallela. E allora a questa scienza parallela mi rivolgo.
E chiedo, a questa scienza parallela, di valutare le mie reali possibilità di tornare ad essere un essere in pieno dispiegamento.
Chiariamo. Dopo aver assistito ad una conferenza di Jollien con 'pieno dispiegamento' non intendo il dispiegamento delle mie facoltà sessuali, né di quelle fisiche. Parlo semplicemente di una possibilità che si possa valutare con le facoltà della ragione e quelle della non-ragione, a me molto care, che io possa tornare ad una dignità della vita.
Questo richiede tempo per la valutazione, lo ammetto, e tempo anche per la mera osservazione. Alla valutazione e all'osservazione demando voi, medici, insieme a Silvia e alla mia famiglia. Con 'insieme' intendo necessariamente che, in caso di scontro (e conoscendo Silvia ammetto che il fatto è più che una mera ipotesi), fatto passare un tempo ragionevole (che potremmo stimare in un annetto) saranno Silvia e la mia famiglia a decidere.
E se dovessero decidere per staccare la spina, lo dico con un nodo alla gola, reputerò questa come una scelta corretta. Perché credo fermamente che parte integrante della vita sia anche la non-vita, sia anche l'accettazione che una non-vita può esistere (fatti salvi i principi cristiani cui uno può credere e uno no). L'alimentazione tramite sondino e l'aiuto tramite respirazione artificiale possono essere utili se volti ad essere transitori, non condizione continua per sopravvivere mentre non c'è stato di coscienza. Questo lo chiamo accanimento terapeutico, e questo credo sia lontano dal mio modo di concepire la vita e dal modo in cui credo che Dio abbia concepito la mia vita. Per questo motivo lo ritengo anche contrario alla mia religione cristiana cattolica e una forte lesione, oltre che ai miei diritti, anche alla mia missione sulla terra.
Continuando con questo testamento. Vorrei che ci fosse la banda al funerale, e che suonasse Bandiera rossa e L'astronave che arriva di Sergio Caputo. Il primo perché a me la banda che suona durante i funerali piace, e perché dalle mie parti suonare Bandiera rossa ha un senso che travalica il fatto di essere o meno comunisti.
Il secondo perché nel refrain ha Bon voyage, e quando lo sentii per la prima volta pensai che morire accompagnati da quella musica, proprio nel momento in cui la bara scende e io dopo aver buttato un ultimo occhio salgo, sarebbe stato un buon morire.
Bene. Fin qui è fatta. L'ultima disposizione riguarda le mie proprietà e i miei scritti, perché per me fare testamento ha una accezione completa anch'esso.
Le mie proprietà non le ho mai reputate mie, quindi Silvia e la mia famiglia dividano i miei possedimenti materiali secondo le loro esigenze. La casa non la vendano: le case non si vendono, a meno che non ci sia reale bisogno.
I miei libri li tenga Silvia e scelga lei che farne. Solo una cosa: quelli di scacchi dateli a Gianni e Stefano. Se li ripartiranno tra loro.
Sui miei scritti, infine, chiedo che Silvia mandi fotocopia del faldone (che sta sul tavolino che abbiamo comprato insieme alla mostra missionaria, ma che dovrebbe stare sull'ultimo ripiano della libreria) a Giulio Mozzi, assieme a fotocopia di tutti i quaderni e a tutti i file .doc, .docx e .odt che sono sul computer e sui dischi fissi.
Qualcuno la aiuti che lei col computer non ci sa fare tanto.
Penso che Giulio sia una persona onesta, quindi affidategli tutto. Se se ne può trarre un ricavato bene, che questo vada ripartito, fatte salve le spese, tra Silvia e la mia famiglia. Loro sapranno come amministrarlo. Ricordatevi solo che è nostro solo ciò che ci serve per il sostentamento e per una vita dignitosa; il resto non è nostro.
Se non si può trarre nessun ricavato dagli scritti teneteli come ricordo di me.
Credo di essere stato una buona persona.
Pubblicato da Ivano Porpora alle 10.16
Il mio testamento biologico
Sono le 9.38 di un lunedì di settembre 2008.
Grazie a Dio non conosco la data esatta, e mi posso pure permettere di non saperla.
Nonostante quanto abbia appena dichiarato, credo di essere nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, per quanto questa frase possa avere un senso compiuto. Per quanto possiamo sottoscriverla a fondo e, senza una sottile sofferenza interiore, credere di non bestemmiare se la sigliamo sotto un “In fede”.
Non conosco la formula del testamento biologico, ma ho trovato quella del sig. Mirci soddisfacente. Quindi la copierò, provvedendo a sostituire dove serve le mie generalità alle sue.
Io sottoscritto Ivano Porpora, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, e nella speranza che quanto scriverò appresso non trovi mai le condizioni per verificarsi, dispongo quanto segue, da eseguirsi nel caso in cui, per incidente o malattia, io cada in stato di coma irreversibile.
Mi piace. Quindi lo convalido. Un piccolo appunto: non ho la speranza che quanto scrivo non succeda. Sto infatti pensando seriamente alla morte, in questo periodo, in un modo che reputo un po' diverso da quello di Billy Cristal in Harry ti presento Sally. E pertanto credo che, quando dovrà succedere, succederà. Non si tratta di fatalismo, per carità. E se siete avvocati con coscienza, come ha coscienza di sicuro mio fratello che avvocato lo è, potrete capirlo. Si tratta di fede. E quando la fede si intromette nelle faccende di vita le scombussola al punto che ti trovi, a volte, a dover usare le stesse espressioni di prima capendo però che non avranno, necessariamente, lo stesso senso di prima.
Torniamo al testamento: eravamo a 'irreversibile'.
Non sono mai stato un amante della scienza medica, e avendo lavorato a lungo negli ospedali – o, meglio, avendo avuto a che fare con gli ospedali da esterno – ho avuto modo di convertire questo sottile non-amore in una sorta di paura.
Resta però che esiste un'altra scienza, parallela, così come esistono avvocati paralleli e una Chiesa parallela. E allora a questa scienza parallela mi rivolgo.
E chiedo, a questa scienza parallela, di valutare le mie reali possibilità di tornare ad essere un essere in pieno dispiegamento.
Chiariamo. Dopo aver assistito ad una conferenza di Jollien con 'pieno dispiegamento' non intendo il dispiegamento delle mie facoltà sessuali, né di quelle fisiche. Parlo semplicemente di una possibilità che si possa valutare con le facoltà della ragione e quelle della non-ragione, a me molto care, che io possa tornare ad una dignità della vita.
Questo richiede tempo per la valutazione, lo ammetto, e tempo anche per la mera osservazione. Alla valutazione e all'osservazione demando voi, medici, insieme a Silvia e alla mia famiglia. Con 'insieme' intendo necessariamente che, in caso di scontro (e conoscendo Silvia ammetto che il fatto è più che una mera ipotesi), fatto passare un tempo ragionevole (che potremmo stimare in un annetto) saranno Silvia e la mia famiglia a decidere.
E se dovessero decidere per staccare la spina, lo dico con un nodo alla gola, reputerò questa come una scelta corretta. Perché credo fermamente che parte integrante della vita sia anche la non-vita, sia anche l'accettazione che una non-vita può esistere (fatti salvi i principi cristiani cui uno può credere e uno no). L'alimentazione tramite sondino e l'aiuto tramite respirazione artificiale possono essere utili se volti ad essere transitori, non condizione continua per sopravvivere mentre non c'è stato di coscienza. Questo lo chiamo accanimento terapeutico, e questo credo sia lontano dal mio modo di concepire la vita e dal modo in cui credo che Dio abbia concepito la mia vita. Per questo motivo lo ritengo anche contrario alla mia religione cristiana cattolica e una forte lesione, oltre che ai miei diritti, anche alla mia missione sulla terra.
Continuando con questo testamento. Vorrei che ci fosse la banda al funerale, e che suonasse Bandiera rossa e L'astronave che arriva di Sergio Caputo. Il primo perché a me la banda che suona durante i funerali piace, e perché dalle mie parti suonare Bandiera rossa ha un senso che travalica il fatto di essere o meno comunisti.
Il secondo perché nel refrain ha Bon voyage, e quando lo sentii per la prima volta pensai che morire accompagnati da quella musica, proprio nel momento in cui la bara scende e io dopo aver buttato un ultimo occhio salgo, sarebbe stato un buon morire.
Bene. Fin qui è fatta. L'ultima disposizione riguarda le mie proprietà e i miei scritti, perché per me fare testamento ha una accezione completa anch'esso.
Le mie proprietà non le ho mai reputate mie, quindi Silvia e la mia famiglia dividano i miei possedimenti materiali secondo le loro esigenze. La casa non la vendano: le case non si vendono, a meno che non ci sia reale bisogno.
I miei libri li tenga Silvia e scelga lei che farne. Solo una cosa: quelli di scacchi dateli a Gianni e Stefano. Se li ripartiranno tra loro.
Sui miei scritti, infine, chiedo che Silvia mandi fotocopia del faldone (che sta sul tavolino che abbiamo comprato insieme alla mostra missionaria, ma che dovrebbe stare sull'ultimo ripiano della libreria) a Giulio Mozzi, assieme a fotocopia di tutti i quaderni e a tutti i file .doc, .docx e .odt che sono sul computer e sui dischi fissi.
Qualcuno la aiuti che lei col computer non ci sa fare tanto.
Penso che Giulio sia una persona onesta, quindi affidategli tutto. Se se ne può trarre un ricavato bene, che questo vada ripartito, fatte salve le spese, tra Silvia e la mia famiglia. Loro sapranno come amministrarlo. Ricordatevi solo che è nostro solo ciò che ci serve per il sostentamento e per una vita dignitosa; il resto non è nostro.
Se non si può trarre nessun ricavato dagli scritti teneteli come ricordo di me.
Credo di essere stato una buona persona.
Pubblicato da Ivano Porpora alle 10.16
lunedì 18 agosto 2008
sabato 2 agosto 2008
Maurizio Foglia
Il mio testamento biologicofoglima
02/08/2008 - 19:32
Il sottoscritto Maurizio Foglia, nato a Parigi il 24.6.1961, residente in Parma (Italia) di professione bibliotecario presso il Convitto Maria Luigia di Parma, sano di corpo e di mente oggi 2 agosto 2008 alle ore 18,23
DICHIARA
che se a causa di malattia o sindrome degenerativa per le quali, allo stato delle più avanzate ricerche biomediche, attestate dalla letteratura internazionale maggiormente accreditata, non sia ragionevolmente possibile né alcun recupero, nemmeno parziale, delle funzioni vitali né tanto meno alcun miglioramento(se non con l'ausilio di ausili meccanici) e le pratiche applicabili si configurino come accanimento terapeutico, ovverosia si tratti di pratiche adottate per soli scopi sperimentali o di extrema ratio o al fine di tenere indenni da procedimento penale i medici responsabili ed il personale paramedico dell'Istituzione ospedaliera nella quale il sottoscritto é ricoverato o trasferito, di respingere tali pratiche ed accettare soltanto quelle destinate a lenire il dolore.
DICHIARA INOLTRE
che se in seguito a malattia, sindrome degenerativa, fatto traumatico grave dovunque sia accaduto o suicidio, il sottoscitto si trovi in stato vegetativo permanente nella definizione consolidata dalla letteratura internazionale e dai maggiori centri di ricerca italiani e stranieri
AUTORIZZA
l'eventuale tutore nominato dal Tribunale di Parma in assenza di un fiduciario nominato dal sottoscritto, non riconoscendo il sottoscritto ai parenti e collaterali sino al quarto grado alcun dovere di assistenza nei suoi confronti, di far cessare ogni trattamento meccanico diretto al mantenimento delle pure funzioni vitali. Chiede alla magistratura inquirente di astenersi da ogni azione che abbia lo scopo di rendere inapplicabile le presenti dichiarazioni di volontà liberamente espresse, fatti salvi gli obblighi di legge circa l'autopsia del mio cadavere.
INFINE
Il sottoscritto Maurizio Foglia, pur dichiarandosi credente, ritiene che le eventualità cliniche sopra descritte siano incompatibili con la dignità della persona umana e in contrasto col senso di umanità e carità cristiana. Perciò, a parte l'estrema unzione in articulo mortis, il sottoscritto diffida sacerdoti, gruppi di pressione, parlamentari e media cattolici nonché il vescovo di Parma ed altri soggetti apparenenti alla gerarchia ecclesiastica dal fare del proprio corpo oggetto di polemica e lotta politica. Quanto scritto in precedenza vale anche per le confessioni non cattoliche. Chiede altresì alle associazioni radicali e a quelle che propugnano l'eutanasia di trattare con rispetto codesta dichiarazione, di cui possono dare pubblica notorietà anche vivente il sottoscritto, senza per altro rendere le condizioni dello scrivente "caso emblematico" al quale intitolare organizzazioni, nonché sedi e sezioni di partito.
PER CONCLUDERE
Il sottoscritto Maurizio Foglia, sano di corpo e di mente, oggi 2 agosto 2008, autorizza l'espianto di organi atti alla salvaguardia della salute e della vita di altre persone.
In fede, Maurizio Foglia
Parma, 2 agosto 2008
02/08/2008 - 19:32
Il sottoscritto Maurizio Foglia, nato a Parigi il 24.6.1961, residente in Parma (Italia) di professione bibliotecario presso il Convitto Maria Luigia di Parma, sano di corpo e di mente oggi 2 agosto 2008 alle ore 18,23
DICHIARA
che se a causa di malattia o sindrome degenerativa per le quali, allo stato delle più avanzate ricerche biomediche, attestate dalla letteratura internazionale maggiormente accreditata, non sia ragionevolmente possibile né alcun recupero, nemmeno parziale, delle funzioni vitali né tanto meno alcun miglioramento(se non con l'ausilio di ausili meccanici) e le pratiche applicabili si configurino come accanimento terapeutico, ovverosia si tratti di pratiche adottate per soli scopi sperimentali o di extrema ratio o al fine di tenere indenni da procedimento penale i medici responsabili ed il personale paramedico dell'Istituzione ospedaliera nella quale il sottoscritto é ricoverato o trasferito, di respingere tali pratiche ed accettare soltanto quelle destinate a lenire il dolore.
DICHIARA INOLTRE
che se in seguito a malattia, sindrome degenerativa, fatto traumatico grave dovunque sia accaduto o suicidio, il sottoscitto si trovi in stato vegetativo permanente nella definizione consolidata dalla letteratura internazionale e dai maggiori centri di ricerca italiani e stranieri
AUTORIZZA
l'eventuale tutore nominato dal Tribunale di Parma in assenza di un fiduciario nominato dal sottoscritto, non riconoscendo il sottoscritto ai parenti e collaterali sino al quarto grado alcun dovere di assistenza nei suoi confronti, di far cessare ogni trattamento meccanico diretto al mantenimento delle pure funzioni vitali. Chiede alla magistratura inquirente di astenersi da ogni azione che abbia lo scopo di rendere inapplicabile le presenti dichiarazioni di volontà liberamente espresse, fatti salvi gli obblighi di legge circa l'autopsia del mio cadavere.
INFINE
Il sottoscritto Maurizio Foglia, pur dichiarandosi credente, ritiene che le eventualità cliniche sopra descritte siano incompatibili con la dignità della persona umana e in contrasto col senso di umanità e carità cristiana. Perciò, a parte l'estrema unzione in articulo mortis, il sottoscritto diffida sacerdoti, gruppi di pressione, parlamentari e media cattolici nonché il vescovo di Parma ed altri soggetti apparenenti alla gerarchia ecclesiastica dal fare del proprio corpo oggetto di polemica e lotta politica. Quanto scritto in precedenza vale anche per le confessioni non cattoliche. Chiede altresì alle associazioni radicali e a quelle che propugnano l'eutanasia di trattare con rispetto codesta dichiarazione, di cui possono dare pubblica notorietà anche vivente il sottoscritto, senza per altro rendere le condizioni dello scrivente "caso emblematico" al quale intitolare organizzazioni, nonché sedi e sezioni di partito.
PER CONCLUDERE
Il sottoscritto Maurizio Foglia, sano di corpo e di mente, oggi 2 agosto 2008, autorizza l'espianto di organi atti alla salvaguardia della salute e della vita di altre persone.
In fede, Maurizio Foglia
Parma, 2 agosto 2008
lunedì 21 luglio 2008
Dottoressa Dania
21 luglio 2008
Il mio testamento biologico
Nel pieno possesso della mia forma fisica, sebbene troppo spesso logorata dall’ipocondria, vivo con l’idea che il tempo che ho a disposizione sia pari all’eternità.
Anche nei brevi attimi in cui mi concedo il tormentato piacere di immaginare una mia precoce dipartita, spettacolare e artistica, evito completamente la riflessione sul dolore e mi figuro una veloce uscita di scena, che lasci improvvisamente gli altri, sbigottiti, a gestire il mio vuoto.
Sono così profondamente attaccata alla vita che ho bisogno di partecipare, con corpo, mente, idee, passioni, rabbia, ironia, riso, pianto, voce ad ogni suo momento.
Ho sempre più bisogno di condividere quello che vivo, di renderne partecipi gli altri attori, di rifletterci sopra, di scriverne, di riprovare a vivere quello che ho amato o quello che avrei voluto fosse diverso.
Sono l’insieme del mio fisico, del mio spirito, delle mie pulsioni, delle mie azioni, delle mie emozioni, delle idee, dell’istinto, della mia cultura, della mia voce, dei miei sguardi, dei miei malanni, dei miei orgasmi.
Dover rinunciare a qualche parte di me significherebbe non vivere più la mia vita.
Nell’infinita fortuna dell’essere completamente cosciente e autosufficiente, con un corpo funzionante, nonostante i suoi piccoli difetti, non posso immaginare di non essere.
Per questo motivo, approfitto adesso della mia profonda lucidità e della mia salute per lasciare a voi il mio testamento biologico, nella speranza che, qualsiasi cosa accada, anche la scelta più difficile possa essere fatta, da chi di dovere, coerentemente con la mia esistenza.
Tenetemi con voi, anche con un corpo non funzionante, purché io possa comunicare, ridere, piangere, capire e farmi capire, scrivere, leggere, imparare cose nuove.
Lasciatemi, invece, andare se dovessi smettere di respirare, mangiare, bere, parlare, scrivere, comunicare, reagire, amare la vita.
Non trattenetemi se dovessi diventare un vegetale, se le macchine vivessero per me, se il mio corpo fosse solo il contenitore di una utile, ma spesso ottusa, tecnologia.
Lascio a voi l’incombenza e l’onere di raccontare, a chi chiederà spiegazioni, perché non voglio essere una pianta, alimentata e idratata da un macchina.
Se una chiesa interverrà a condannare il mio desiderio di smettere di non vivere, ricordate loro che Dio è un essere misericordioso e ironico.
Se davvero vorrà punirmi, mi farà rinascere albero.
http://www.dottoressadania.it/2008/07/21/testamento-biologico
Il mio testamento biologico
Nel pieno possesso della mia forma fisica, sebbene troppo spesso logorata dall’ipocondria, vivo con l’idea che il tempo che ho a disposizione sia pari all’eternità.
Anche nei brevi attimi in cui mi concedo il tormentato piacere di immaginare una mia precoce dipartita, spettacolare e artistica, evito completamente la riflessione sul dolore e mi figuro una veloce uscita di scena, che lasci improvvisamente gli altri, sbigottiti, a gestire il mio vuoto.
Sono così profondamente attaccata alla vita che ho bisogno di partecipare, con corpo, mente, idee, passioni, rabbia, ironia, riso, pianto, voce ad ogni suo momento.
Ho sempre più bisogno di condividere quello che vivo, di renderne partecipi gli altri attori, di rifletterci sopra, di scriverne, di riprovare a vivere quello che ho amato o quello che avrei voluto fosse diverso.
Sono l’insieme del mio fisico, del mio spirito, delle mie pulsioni, delle mie azioni, delle mie emozioni, delle idee, dell’istinto, della mia cultura, della mia voce, dei miei sguardi, dei miei malanni, dei miei orgasmi.
Dover rinunciare a qualche parte di me significherebbe non vivere più la mia vita.
Nell’infinita fortuna dell’essere completamente cosciente e autosufficiente, con un corpo funzionante, nonostante i suoi piccoli difetti, non posso immaginare di non essere.
Per questo motivo, approfitto adesso della mia profonda lucidità e della mia salute per lasciare a voi il mio testamento biologico, nella speranza che, qualsiasi cosa accada, anche la scelta più difficile possa essere fatta, da chi di dovere, coerentemente con la mia esistenza.
Tenetemi con voi, anche con un corpo non funzionante, purché io possa comunicare, ridere, piangere, capire e farmi capire, scrivere, leggere, imparare cose nuove.
Lasciatemi, invece, andare se dovessi smettere di respirare, mangiare, bere, parlare, scrivere, comunicare, reagire, amare la vita.
Non trattenetemi se dovessi diventare un vegetale, se le macchine vivessero per me, se il mio corpo fosse solo il contenitore di una utile, ma spesso ottusa, tecnologia.
Lascio a voi l’incombenza e l’onere di raccontare, a chi chiederà spiegazioni, perché non voglio essere una pianta, alimentata e idratata da un macchina.
Se una chiesa interverrà a condannare il mio desiderio di smettere di non vivere, ricordate loro che Dio è un essere misericordioso e ironico.
Se davvero vorrà punirmi, mi farà rinascere albero.
http://www.dottoressadania.it/2008/07/21/testamento-biologico
giovedì 17 luglio 2008
Giulio Mozzi
La provocazione di Giulio Mozzi
«Ecco il mio testamento biologico»
Giulio Mozzi: «E’ il primo passo per discuterne: fatelo anche voi pubblicamente»
Eluana EnglaroSi parla molto, oggi, del «caso» di Eluana Englaro e di suo padre Giuseppe. Io non ho alcuna opinione su questo «caso». Ma ho delle opinioni su di me, e le scrivo qui sotto in forma di «testamento biologico». Mi piacerebbe se altre persone, magari più autorevoli di me, decidessero di rendere pubblico il loro «testamento biologico». Magari scrivendolo, come io ho fatto, in maniera problematica; ma ben consapevoli che, se domani si ritrovassero nelle stesse condizioni di Eluana Englaro, le loro pubbliche e pubblicate parole non sarebbero prive di conseguenze.
Ho quarantott'anni e, sinceramente, spero di arrivare alla morte in condizioni decenti. Il dizionario di Tullio De Mauro, alla voce «decenza», dice: «Convenienza, decoro, pudore rispetto alle esigenze etiche della collettività». Quando penso alla decenza, invece, io penso alle «esigenze etiche» mie proprie. Quali siano queste mie «esigenze etiche», io solo lo so: e non lo so ora per allora (un «allora» futuro), ma lo so in ciascun momento per quel momento. E' possibile, peraltro, che io mi possa trovare, in un certo momento della mia vita, nell'incapacità di stabilire quali siano le mie «esigenze etiche» in quel preciso momento. Perciò - è questo il mio testamento - dico e dichiaro, qui e pubblicamente, che desidero che in quel certo momento le persone che mi amano possano decidere, abbiano il diritto e il dovere di decidere, in mio nomen quali siano le mie «esigenze etiche».
Sospetto che «le persone che mi amano» non sia una definizione precisa - dal punto di vista giuridico. Credo che questa difficoltà sia inevitabile. Credo che la legge possa dire solo cose del tipo: che decida in mio nome la persona a me unita in matrimonio (o in altro tipo di unione), il parente più stretto, eccetera. Non mi dispiacerebbe però se, piuttosto che la legge, la consuetudine o la giurisprudenza conducessero a individuare la persona, o le persone, che possa o possano decidere, in quel certo momento, quali siano le mie «esigenze etiche». Peraltro, sarei portato a pensare che il diritto e il dovere di decidere quali siano le mie «esigenze etiche» spetti semplicemente a chi scelga di prendersi la responsabilità di decidere quali siano le mie «esigenze etiche». Credo che il fatto stesso che una persona sia disponibile ad addossarsi tale responsabilità (con tutti i rischi legali, sociali, morali eccetera che ciò comporta) basti a identificare questa persona come persona che mi ama. Non sono sicuro di tutto questo, e non sono sicuro di averlo detto bene. Prendete le parole del secondo capoverso come un tentativo provvisorio. Se qualcuno vuole e può aiutarmi a formulare con più giustizia e più precisione, lo ringrazio.
Ho detto prima che quando penso alla «decenza» penso alle «esigenze etiche» mie proprie. Difatto, per ora, è così. Ho il sospetto, tuttavia, che se penso solo alle «esigenze etiche» mie proprie forse penso solo a metà. Non sono solo al mondo. Tutta la mia vita è intrecciata a tante altre vite. Mi domando: le «esigenze etiche» mie, e quelle delle persone alla cui vita è intrecciata la mia vita, in che maniera si intrecciano? In che modo diventano «esigenze etiche» condivise? La parola «esigenze», poi, mi convince poco: come se l'etica fosse un fatto di esigenze («esigenza»: «ciò che si richiede a tutela di un diritto o di un interesse o per propria convenienza» - sempre il De Mauro), e non invece (o almeno: anche; e piuttosto: soprattutto) un fatto di desideri («desiderio»: «intenso moto dell'animo che spinge a voler ottenere o realizzare qualcosa che si considera un bene»). Mi piacerebbe, ecco, anzi: desidero morire in modo da ottenere o realizzare un bene. E se in quel momento io fossi incapace di agire, decidere o parlare, mi piacerebbe se, nell'accompagnarmi alla morte, le persone che mi amano fossero guidate dal desiderio di ottenere o realizzare un bene. Vorrei morire come una creatura. Il mio testamento è questo: credo che chiunque deciderà per me, deciderà per amore; e sarà responsabile della sua decisione. («Decidere per amore» e «essere responsabili»: due modi, mi pare, di dire la stessa cosa).
Giulio Mozzi
(17 luglio 2008)
«Ecco il mio testamento biologico»
Giulio Mozzi: «E’ il primo passo per discuterne: fatelo anche voi pubblicamente»
Eluana EnglaroSi parla molto, oggi, del «caso» di Eluana Englaro e di suo padre Giuseppe. Io non ho alcuna opinione su questo «caso». Ma ho delle opinioni su di me, e le scrivo qui sotto in forma di «testamento biologico». Mi piacerebbe se altre persone, magari più autorevoli di me, decidessero di rendere pubblico il loro «testamento biologico». Magari scrivendolo, come io ho fatto, in maniera problematica; ma ben consapevoli che, se domani si ritrovassero nelle stesse condizioni di Eluana Englaro, le loro pubbliche e pubblicate parole non sarebbero prive di conseguenze.
Ho quarantott'anni e, sinceramente, spero di arrivare alla morte in condizioni decenti. Il dizionario di Tullio De Mauro, alla voce «decenza», dice: «Convenienza, decoro, pudore rispetto alle esigenze etiche della collettività». Quando penso alla decenza, invece, io penso alle «esigenze etiche» mie proprie. Quali siano queste mie «esigenze etiche», io solo lo so: e non lo so ora per allora (un «allora» futuro), ma lo so in ciascun momento per quel momento. E' possibile, peraltro, che io mi possa trovare, in un certo momento della mia vita, nell'incapacità di stabilire quali siano le mie «esigenze etiche» in quel preciso momento. Perciò - è questo il mio testamento - dico e dichiaro, qui e pubblicamente, che desidero che in quel certo momento le persone che mi amano possano decidere, abbiano il diritto e il dovere di decidere, in mio nomen quali siano le mie «esigenze etiche».
Sospetto che «le persone che mi amano» non sia una definizione precisa - dal punto di vista giuridico. Credo che questa difficoltà sia inevitabile. Credo che la legge possa dire solo cose del tipo: che decida in mio nome la persona a me unita in matrimonio (o in altro tipo di unione), il parente più stretto, eccetera. Non mi dispiacerebbe però se, piuttosto che la legge, la consuetudine o la giurisprudenza conducessero a individuare la persona, o le persone, che possa o possano decidere, in quel certo momento, quali siano le mie «esigenze etiche». Peraltro, sarei portato a pensare che il diritto e il dovere di decidere quali siano le mie «esigenze etiche» spetti semplicemente a chi scelga di prendersi la responsabilità di decidere quali siano le mie «esigenze etiche». Credo che il fatto stesso che una persona sia disponibile ad addossarsi tale responsabilità (con tutti i rischi legali, sociali, morali eccetera che ciò comporta) basti a identificare questa persona come persona che mi ama. Non sono sicuro di tutto questo, e non sono sicuro di averlo detto bene. Prendete le parole del secondo capoverso come un tentativo provvisorio. Se qualcuno vuole e può aiutarmi a formulare con più giustizia e più precisione, lo ringrazio.
Ho detto prima che quando penso alla «decenza» penso alle «esigenze etiche» mie proprie. Difatto, per ora, è così. Ho il sospetto, tuttavia, che se penso solo alle «esigenze etiche» mie proprie forse penso solo a metà. Non sono solo al mondo. Tutta la mia vita è intrecciata a tante altre vite. Mi domando: le «esigenze etiche» mie, e quelle delle persone alla cui vita è intrecciata la mia vita, in che maniera si intrecciano? In che modo diventano «esigenze etiche» condivise? La parola «esigenze», poi, mi convince poco: come se l'etica fosse un fatto di esigenze («esigenza»: «ciò che si richiede a tutela di un diritto o di un interesse o per propria convenienza» - sempre il De Mauro), e non invece (o almeno: anche; e piuttosto: soprattutto) un fatto di desideri («desiderio»: «intenso moto dell'animo che spinge a voler ottenere o realizzare qualcosa che si considera un bene»). Mi piacerebbe, ecco, anzi: desidero morire in modo da ottenere o realizzare un bene. E se in quel momento io fossi incapace di agire, decidere o parlare, mi piacerebbe se, nell'accompagnarmi alla morte, le persone che mi amano fossero guidate dal desiderio di ottenere o realizzare un bene. Vorrei morire come una creatura. Il mio testamento è questo: credo che chiunque deciderà per me, deciderà per amore; e sarà responsabile della sua decisione. («Decidere per amore» e «essere responsabili»: due modi, mi pare, di dire la stessa cosa).
Giulio Mozzi
(17 luglio 2008)
venerdì 14 dicembre 2007
Salvo Catania
Il mio TESTAMENTO BIOLOGICO
IO SOTTOSCRITTO Salvo Catania, nel pieno delle mie facoltà mentali, e allo scopo di salvaguardare la dignità della mia persona,
affermo solennemente
con questo documento, che deve essere considerato come una vera e propria dichiarazione di volontà, il mio diritto, in caso di malattia, di scegliere tra le diverse possibilità di cura disponibili e al caso anche di rifiutarle tutte, nel rispetto dei miei principi e delle scelte di seguito indicate.
Intendo inoltre che le dichiarazioni contenute in questo documento abbiano valore anche nell'ipotesi in cui in futuro mi accada di perdere la capacità di decidere o di comunicare le mie decisioni ai miei medici curanti sulle scelte da fare riguardo ad una malattia.
A questi fini prevedo la nomina di un fiduciario che si impegna a garantire lo scrupoloso rispetto delle mie volontà e, se necessario, a sostituirsi a me in tutte le decisioni.
Premessa - Il valore della vita e la dignità della Persona
Considero prive di valore e lesive della mia dignità di persona tutte le situazioni in cui non fossi capace di un'esistenza razionale e/o fossi impossibilitato da una malattia irreversibile a condurre una vita di relazioni; e quindi considero non dignitose tutte le situazioni in cui le cure mediche non avessero altro scopo che quello di un mero prolungamento della vita vegetativa. Perciò, dato che in tali circostanze la vita sarebbe per me molto peggiore della morte, voglio che tutti i trattamenti destinati a protrarla siano sospesi o cessati.
Considero egualmente non accettabili, in quanto anch'esse peggiori della morte e in contrasto con il mio concetto di valore della vita e dignità della persona umana, situazioni in cui malattie senza prospettive di guarigione siano inutilmente prolungate attraverso cure e metodi artificiali.
PER QUESTI MOTIVI DISPONGO QUANTO SEGUE
Disposizioni generali
Dispongo che interventi oggi comunemente definiti "provvedimenti di sostegno vitale" e che consistono in misure urgenti quali, ad esempio, la rianimazione cardiopolmonare, la ventilazione assistita, la dialisi, la chirurgia d'urgenza, le trasfusioni di sangue, l'alimentazione artificiale, terapie antibiotiche, non siano messi in atto, qualora il loro risultato fosse, a giudizio di due medici, dei quali uno specialista:
* il prolungamento del mio morire
* il mantenimento di uno stato d'incoscienza permanente
* il mantenimento di uno stato di demenza
* totale paralisi con incapacità a comunicare
In particolare, nel caso io fossi affetto/a da una malattia allo stadio terminale, da una malattia o una lesione cerebrale invalidante e irreversibile, da una malattia implicante l'utilizzo permanente di macchine o altri sistemi artificiali, incluso ogni forma di alimentazione artificiale, e tale da impedirmi una normale vita di relazione, rifiuto qualsiasi forma di rianimazione o continuazione dell'esistenza dipendente da macchine e non voglio più essere sottoposto/a ad alcun trattamento terapeutico.
Chiedo inoltre formalmente che nel caso fossi affetto/a da una delle malattie sopra indicate siano intrapresi tutti i provvedimenti atti ad alleviare le mie sofferenze, compreso in particolare l'uso di farmaci oppiacei, anche se essi rischiassero di anticipare la fine della mia vita.
Milano 14.12.2007 Salvo Catania
IO SOTTOSCRITTO Salvo Catania, nel pieno delle mie facoltà mentali, e allo scopo di salvaguardare la dignità della mia persona,
affermo solennemente
con questo documento, che deve essere considerato come una vera e propria dichiarazione di volontà, il mio diritto, in caso di malattia, di scegliere tra le diverse possibilità di cura disponibili e al caso anche di rifiutarle tutte, nel rispetto dei miei principi e delle scelte di seguito indicate.
Intendo inoltre che le dichiarazioni contenute in questo documento abbiano valore anche nell'ipotesi in cui in futuro mi accada di perdere la capacità di decidere o di comunicare le mie decisioni ai miei medici curanti sulle scelte da fare riguardo ad una malattia.
A questi fini prevedo la nomina di un fiduciario che si impegna a garantire lo scrupoloso rispetto delle mie volontà e, se necessario, a sostituirsi a me in tutte le decisioni.
Premessa - Il valore della vita e la dignità della Persona
Considero prive di valore e lesive della mia dignità di persona tutte le situazioni in cui non fossi capace di un'esistenza razionale e/o fossi impossibilitato da una malattia irreversibile a condurre una vita di relazioni; e quindi considero non dignitose tutte le situazioni in cui le cure mediche non avessero altro scopo che quello di un mero prolungamento della vita vegetativa. Perciò, dato che in tali circostanze la vita sarebbe per me molto peggiore della morte, voglio che tutti i trattamenti destinati a protrarla siano sospesi o cessati.
Considero egualmente non accettabili, in quanto anch'esse peggiori della morte e in contrasto con il mio concetto di valore della vita e dignità della persona umana, situazioni in cui malattie senza prospettive di guarigione siano inutilmente prolungate attraverso cure e metodi artificiali.
PER QUESTI MOTIVI DISPONGO QUANTO SEGUE
Disposizioni generali
Dispongo che interventi oggi comunemente definiti "provvedimenti di sostegno vitale" e che consistono in misure urgenti quali, ad esempio, la rianimazione cardiopolmonare, la ventilazione assistita, la dialisi, la chirurgia d'urgenza, le trasfusioni di sangue, l'alimentazione artificiale, terapie antibiotiche, non siano messi in atto, qualora il loro risultato fosse, a giudizio di due medici, dei quali uno specialista:
* il prolungamento del mio morire
* il mantenimento di uno stato d'incoscienza permanente
* il mantenimento di uno stato di demenza
* totale paralisi con incapacità a comunicare
In particolare, nel caso io fossi affetto/a da una malattia allo stadio terminale, da una malattia o una lesione cerebrale invalidante e irreversibile, da una malattia implicante l'utilizzo permanente di macchine o altri sistemi artificiali, incluso ogni forma di alimentazione artificiale, e tale da impedirmi una normale vita di relazione, rifiuto qualsiasi forma di rianimazione o continuazione dell'esistenza dipendente da macchine e non voglio più essere sottoposto/a ad alcun trattamento terapeutico.
Chiedo inoltre formalmente che nel caso fossi affetto/a da una delle malattie sopra indicate siano intrapresi tutti i provvedimenti atti ad alleviare le mie sofferenze, compreso in particolare l'uso di farmaci oppiacei, anche se essi rischiassero di anticipare la fine della mia vita.
Milano 14.12.2007 Salvo Catania
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