venerdì 14 dicembre 2007

Salvo Catania

Il mio TESTAMENTO BIOLOGICO

IO SOTTOSCRITTO Salvo Catania, nel pieno delle mie facoltà mentali, e allo scopo di salvaguardare la dignità della mia persona,

affermo solennemente

con questo documento, che deve essere considerato come una vera e propria dichiarazione di volontà, il mio diritto, in caso di malattia, di scegliere tra le diverse possibilità di cura disponibili e al caso anche di rifiutarle tutte, nel rispetto dei miei principi e delle scelte di seguito indicate.
Intendo inoltre che le dichiarazioni contenute in questo documento abbiano valore anche nell'ipotesi in cui in futuro mi accada di perdere la capacità di decidere o di comunicare le mie decisioni ai miei medici curanti sulle scelte da fare riguardo ad una malattia.
A questi fini prevedo la nomina di un fiduciario che si impegna a garantire lo scrupoloso rispetto delle mie volontà e, se necessario, a sostituirsi a me in tutte le decisioni.

Premessa - Il valore della vita e la dignità della Persona

Considero prive di valore e lesive della mia dignità di persona tutte le situazioni in cui non fossi capace di un'esistenza razionale e/o fossi impossibilitato da una malattia irreversibile a condurre una vita di relazioni; e quindi considero non dignitose tutte le situazioni in cui le cure mediche non avessero altro scopo che quello di un mero prolungamento della vita vegetativa. Perciò, dato che in tali circostanze la vita sarebbe per me molto peggiore della morte, voglio che tutti i trattamenti destinati a protrarla siano sospesi o cessati.
Considero egualmente non accettabili, in quanto anch'esse peggiori della morte e in contrasto con il mio concetto di valore della vita e dignità della persona umana, situazioni in cui malattie senza prospettive di guarigione siano inutilmente prolungate attraverso cure e metodi artificiali.

PER QUESTI MOTIVI DISPONGO QUANTO SEGUE

Disposizioni generali


Dispongo che interventi oggi comunemente definiti "provvedimenti di sostegno vitale" e che consistono in misure urgenti quali, ad esempio, la rianimazione cardiopolmonare, la ventilazione assistita, la dialisi, la chirurgia d'urgenza, le trasfusioni di sangue, l'alimentazione artificiale, terapie antibiotiche, non siano messi in atto, qualora il loro risultato fosse, a giudizio di due medici, dei quali uno specialista:

* il prolungamento del mio morire
* il mantenimento di uno stato d'incoscienza permanente
* il mantenimento di uno stato di demenza
* totale paralisi con incapacità a comunicare

In particolare, nel caso io fossi affetto/a da una malattia allo stadio terminale, da una malattia o una lesione cerebrale invalidante e irreversibile, da una malattia implicante l'utilizzo permanente di macchine o altri sistemi artificiali, incluso ogni forma di alimentazione artificiale, e tale da impedirmi una normale vita di relazione, rifiuto qualsiasi forma di rianimazione o continuazione dell'esistenza dipendente da macchine e non voglio più essere sottoposto/a ad alcun trattamento terapeutico.

Chiedo inoltre formalmente che nel caso fossi affetto/a da una delle malattie sopra indicate siano intrapresi tutti i provvedimenti atti ad alleviare le mie sofferenze, compreso in particolare l'uso di farmaci oppiacei, anche se essi rischiassero di anticipare la fine della mia vita.

Milano 14.12.2007 Salvo Catania


venerdì 20 luglio 2007

Carlo

Venerdì 20 Luglio 2007 18:46

Ricordo, come se fosse accaduto ieri, la disperata telefonata di mia madre, i 300 metri di distanza fra la mia casa e quella dei miei genitori percorsi di corsa, col cuore in gola, le manovre rianimatorie praticate, con l’aiuto di mio fratello, su mio padre accasciato esanime sul pavimento, l’arrivo dell’ambulanza, il cuore che riprende a battere dopo la defibrillazione, il trasporto in rianimazione e il seguito. Miracolosamente mio padre non è morto.
Ma non ha più ripreso conoscenza (se non qualche barlume) ed ha vissuto per altri 6 anni praticamente in uno stato vegetativo, alimentato attraverso una PEG (una sonda di gomma posizionata nello stomaco direttamente attraverso la parete addominale).Più di una volta mi è capitato di vedere in televisione, un padre che ha avuto la disgrazia che una figlia, da ragazza, a seguito di un incidente, vive, da anni, in uno stato vegetativo. Egli, ogni volta,con disperata determinazione (e anche con una punta di acredine) chiede che gli venga riconosciuto il diritto di sospendere l’alimentazione alla figlia, nella certezza che anch’ella , se potesse esprimersi, se avesse potuto redigere un testamento biologico, non accetterebbe una vita di questo tipo ritenuta indegna di un essere umano. Giuro di non aver mai formulato un giudizio su questa persona per rispetto del suo immenso dolore, ma non nascondo che la sua testimonianza mi ha sempre straziato il cuore e mi ha lasciato annichilito.La nostra esperienza è stata assai diversa: abbiamo riparametrato un po’ la nostra vita per essere più presenti, abbiamo potuto contare sul supporto di una brava badante, di alcuni parenti, abbiamo ritrovato una mamma eccezionale che, senza mai un lamento, senzauna recriminazione, mantenendo una serenità esemplare, con naturalezza ha svolto il suo ruolo di sposa restando accanto al papà ogni santo giorno. Quando parlavo della situazione di mio padre con amici e colleghi, percepivo che pensavano che fosse capitata la situazione peggiore e intuivo che, per loro e per i loro cari, avrebbero auspicato la morte piuttosto che uno stato vegetativo cronico. Per noi non è stato così: abbiamo vissuto 6 anni abbastanza sereni che oserei definire “normali” e quando un attacco cardiaco ci ha portato via il papà, abbiamo sofferto come si soffre quando si perde una persona cara che viveva accanto a te.Tante volte ho riflettuto sul fatto che, se fossi arrivato da mio padre pochi minuti dopo, sarebbe morto e che, se fossi arrivato pochi minuti prima, non avrebbe avuto quel danno anossico devastante e mi sono chiesto quale era il disegno della Provvidenza, senza riuscire a comprenderlo. A distanza di tempo mi pare di intuire qualche traccia di tale disegno: l’esempio sublime della mamma, la famiglia ancor più compattata dal momento di difficoltà, il coinvolgimento anche dei nipoti, la partecipazione affettuosa di parenti e amici, la frenesia della vita un po’ ridotta per aspettare chi va più piano e soprattutto la sensazione che da quella esperienza siamo usciti tutti un po’ più buoni.A questo punto mi chiedo (come si stanno chiedendo in molti sulla stampa) come un testamento biologico possa prefigurare scenari futuri non prevedibili, come possa cogliere le differenze nell’ambito delle stesse patologie, come possa immaginare le differenze di contesto in cui un evento può accadere, come quindi possa essere degno di credibilità.Oltre a questo motivo (la sua palese inadeguatezza) ce ne è un secondo, per me ancor più profondo, che mi fa dire no al testamento biologico: mi sembra un tentativo maldestro e illusorio di poter essere determinanti sul corso della nostra vita e della nostra morte mentre, a mio avviso, la condizione naturale dell’uomo, su questa terra, è rispecchiata molto meglio dalle parole del poeta “ si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.Per questo, il mio testamento biologico è: “Padre nostro, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà”.

Carlo